Gli strumenti di Leonardo

Dette alquanto d’opera alla musica, ma tosto si risolvé a imparare a sonare la lira, come quello che da la natura aveva spirito elevatissimo e pieno di leggiadria; onde sopra quella cantò divinamente all’improvviso.

Giorgio Vasari, Le vite de' più eccellenti pittori, scultori e architettori (1568)

                 Marcantonio Raimondi,  Orfeo ammansisce le belve, 1505 ca (possibile ritratto

                 di Leonardo) (da Wikipedia)

La lira

Avvenne che morto Giovan Galeazzo duca di Milano e creato Lodovico Sforza nel grado medesimo l’anno 1494, fu condotto a Milano con gran riputazione Lionardo al Duca, il quale molto si dilettava del suono de la lira, perché sonasse: e Lionardo portò quello strumento, ch’egli aveva di sua mano fabricato d’argento gran parte in forma d’un teschio di cavallo, cosa bizzarra e nuova, acciò ché l’armonia fosse con maggior tuba e più sonora di voce, laonde superò tutti i musici, che quivi erano concorsi a sonare. 

Giorgio Vasari, Le vite de' più eccellenti pittori, scultori e architettori (1568)

Lo strumento donato a Ludovico il Moro (non certo nel 1494, ma più probabilmente nel 1482) era quasi certamente una lira da braccio, uno strumento ad arco simile alla nostra viola ma dotato anche di due corde “non tastate”, cioè dal tono non modificabile tramite la pressione delle dita. 

Bartolomeo da Montagna, Lira da braccio, particolare della Madonna in trono con il bambino e santi (da Wikipedia)

Non abbiamo altre notizie sullo strumento di Leonardo, né sappiamo che fine abbia fatto. 

Purtroppo tra gli infiniti disegni del Maestro, non ce n'è alcuno che richiami la lira. Il più simile è quello sotto riportato (dal codice Ashburnham 1875), che però rappresenta certamente uno strumento a corde pizzicate, e non a corde strofinate mediante un archetto, come è molto probabile fosse la lira d'argento. Si tratta inoltre verosimilmente di uno strumento per coreografie di feste, non destinato ad un uso effettivo, o di una fantasia basata sull'unione di elementi diversi, in cui comunque non è utilizzato un teschio di cavallo...

 

Per quanto riguarda la lira di Ludovico il Moro, possiamo solo ipotizzare il suo aspetto, che secondo la maggior parte degli esperti, per ragioni di acustica e tecnica musicale, doveva essere più simile a quello di una lira consueta che non a quello di un effettivo teschio equino, come lo immagino invece io nel mio romanzo. Soprattutto, è improbabile che fosse in argento massiccio (più facilmente era rivestito in foglia d'argento). Tuttavia, Leonardo era uomo capace  di stupire oltre ogni limite...

Ecco alcuni esempi di ricostruzioni moderne, alcune molto fantasiose, tutte interessanti:

Lira realizzata dal liutaio fiorentino Fabio Chiari, illustrata in una puntata di Superquark del 2010 ed esposta in occasione del Concorso Internazionale di liuteria di Sesto Fiorentino.

http://www.manetti.com/2017/05/02/concorso-internazionale-di-liuteria-sesto-fiorentino/

http://www.fabiochiariliutaio.com/lira_leonardo/lira_di_leonardo_2.html

https://www.youtube.com/watch?v=dvVsbyRC0yE

Lira di Leonardo ricostruita dal liutaio cremonese Giorgio Scolari, con la consulenza storica di Simone Vignato e acustica del fisico Andrea Iorio

http://www.medioevo.org/ensembleadelchis/chisiamo/vignato.html

Due lire da braccio e una lira da gamba in argento ricostruite per la mostra "Leonardo3" a Milano, piazza della Scala.

http://www.leonardo3.net/it/l3-works/macchine/1471-lira-dargento.html

La lira ricostruita dal liutaio Michele Sangineto esposta alla Mostra: "Leonardo da Vinci: gli strumenti musicali di un genio", dall'8/12/18 al 31/01/19 a Catanzaro

https://www.arte.it/leonardo/mostra/leonardo-da-vinci-gli-strumenti-di-un-genio-59129

Leonardo e la musica

L’interesse per la musica e per il suono è una costante dell'attività di studioso di Leonardo, che arrivò a capire che il suono si diffonde in modo simile a quello delle onde causate dal lancio di una pietra nell'acqua e studiò il diverso propagarsi del suono attraverso mezzi diversi (come descritto nel romanzo).

 

 

Parigi, Institut de France, Manoscritto E, f. 42 v: “Difinizion de l’onde e impeto del vento contro a’ volatili”, 1513-1514 circa. Penna e inchiostro, cm 15 x 9,9 

 

La concezione della musica di Leonardo pare quasi contraddittoria: da un lato il Maestro sembra voler accordare alla musica una sorta di superiorità, in quanto "figurazione delle cose invisibili", che "trastulla con grazia l'anima" e in quanto arte liberale basata "sulle proporzioni delle quantità continue", dall'altro però la definisce sorella minore della pittura (cui attribuisce le stesse caratteristiche di proporzionalità tra le parti).

 

Leonardo più volte elogia della musica "la proporzionalità dei tempi armonici", ovvero la sua componente matematica e proporzionale. Essa 

 

"...compone armonia con le congiontioni delle sue parti proportionali operate nel medesimo tempo, costrette à nascere e morire in uno o più tempi armonici"

(Leonardo, Trattato della pittura, Il paragone tra le arti)

 

Il passo, di non agevole comprensione, si riferisce probabilmente alla doppia proporzionalità della musica: quella armonica delle varie voci emesse contemporaneamente (le parti proportionali operate nel medesimo tempo) e quella strutturale delle sezioni musicali che si susseguono (i tempi armonici). In ogni caso, Leonardo avvalora una concezione matematica, proporzionale, pitagorica, della musica (la ragione per cui la musica era inserita tra le arti liberali). Tuttavia ribadisce la sua inferiorità rispetto alla pittura, in quanto 

 

"...quella cosa è più degna, che satisfa a miglior senso. Adonque la pittura, satisfatrice al senso del vedere, è più nobile che la musica, che solo satisfa all'udito."

(Leonardo, Trattato della pittura, Il paragone tra le arti)

 

 

 Inoltre

 

"...la pittura eccelle e signoreggia la musica perché essa non muore immediate dopo la sua creazione, come fa la sventurata musica, anzi, resta in essere, e ti si dimostra in vita quel che in fatto è una sola superficie."

(Leonardo, Trattato della pittura, Il paragone tra le arti)

 

La musica, infatti, secondo Leonardo, avrebbe due difetti congeniti.

 

"La musica ha due malattie, delle quali l'una è mortale, l'altra decrepitudinale: la mortale è sempre congiunta allo istante seguente a quel della sua creazione, la decrepitudinale la fa odiosa e vile nella sua replicazione."

(Codice Atlantico, 332 va)

 

Il primo, insomma, consiste nella sua volatilità, nello scomparire del suono un attimo dopo la sua produzione, il secondo nella noia che sarebbe portata dalla ripetizione. 

 

"Quella cosa è piú nobile che ha piú eternità; adunque la musica, che si va consumando mentre ch'ella nasce, è men degna della pittura, che con vetri si fa eterna."

(Leonardo, Trattato della pittura, Il paragone tra le arti)

 

 

Altri strumenti musicali

Anche gli altri strumenti musicali di invenzione leonardesca citati nel libro sono stati veramente ideati dal grande maestro. Di molti strumenti da lui disegnati, ma non realizzati o perlomeno non conservati, è stata effettuata in tempi recenti la ricostruzione ipotetica  e alcuni sono usati anche in concerto (molti di questi strumenti sono visibili alla mostra Leonardo3 Museum in piazza della Scala a Milano).

In alcuni casi si tratta di oggetti di scena, in altri di strumenti di uso comune, migliorati in alcuni aspetti; ma i più interessanti sono sicuramente gli strumenti di nuova invenzione, quasi sempre miranti proprio a superare le due "malattie" della musica sopra citate: insomma strumenti che nascono per eliminare le pause o per creare una musica continua e potenzialmente infinita. Di seguito vediamo gli esempi più interessanti.

La viola organista

Disegno per viola organista, Manoscritto H, 1488-89 (da Wikipedia)

Si tratta di uno strumento molto complesso, dall'aspetto simile a quello di un clavicembalo ma completamente diverso nel funzionamento, che ricorda piuttosto quello della Ghironda, strumento allora piuttosto diffuso, e che anticipa il Geigenwerk, strumento il cui primo esempio noto realizzato risale al 1575 ad opera di Hans Haiden. 

Geigenwerk del 1625, strumento di Raymundo Truchado conservato al MIM di Bruxelles 

 

Dagli otto disegni di Leonardo identificati come pertinenti alla viola organista, capiamo che doveva presentare una serie di corde azionate da tasti. I tasti si possono suonare anche contemporaneamente, producendo delle armonie (e questa è la novità rispetto alla Ghironda); premendo il tasto, le corde si abbassano fino ad entrare in contatto con una cinghia oppure una serie di cilindri rotanti, azionati da una manovella, che le sfregano. Il suono, ottenuto per frizione, è perciò simile a quello di uno strumento ad arco, ma con la possibilità di avere una sovrapposizione di suoni di effetto quasi orchestrale.

https://it.wikipedia.org/wiki/Viola_organista

https://www.google.com/search?q=Leonardo+viola+organista&source=lnms&tbm=isch&sa=X&ved=0ahUKEwiHu8yAz_3jAhUSsXEKHbABBUcQ_AUIEigC&biw=1536&bih=674#imgrc=_a06RhMrp8xyDM:

https://www.leonardodavinci-italy.it/viola-organista

Realizzazioni di strumenti ispirati alla viola organista, ma in realtà più simili al Geigenwerk, sono state effettuate da diversi costruttori, come il polacco Slawomir Zubrzycki e il giapponese Akio Obuchi e sono usate anche in concerto.

http://www.qualbuonvento.com/it/articoli/cultura/musica/leonardo-e-la-viola-organista/3849

La viola organista (Geigenwerk) di Slawomir Zubrzycki

La viola organista ricostruita da Michele Sangineto per la mostra "Leonardo da Vinci. Gli strumenti musicali di un genio", Catanzaro. In questo caso viene utilizzata una cinghia scorrevole.